Olive di Gaeta, tiella e votapiatto: i piatti tipici che non potete perdervi

Chi non ha mai sentito parlare, nei programmi televisivi culinari, delle olive di Gaeta o della tiella di Gaeta? Questi due prodotti, tipici della città che affaccia sul Tirreno, fanno parte della sua più profonda tradizione gastronomica, ed è quindi immancabile una puntatina nei negozi che li vendono per assaporare un pezzo di Gaeta.

La tiella di Gaeta

Succulenta e saporita, la tiella è il piatto per antonomasia di Gaeta. Questa particolare pizza ripiena nasce per motivi pratici, quando non c’erano i frigoriferi e i cibi dovevano essere conservati per lungo tempo senza farli deteriorare. I contadini, i pescatori, ma anche i naviganti che dovevano compiere lunghe tratte in mare, usavano lo stratagemma di conservare le verdure e il pesce dentro questo scrigno di pasta lievitata. Ora è diventato un piatto immancabile sulle tavole gaetane per la sua bontà. 

La tiella ha una ricetta ufficiale che la differenzia da una classica pizza ripiena per l’elasticità della sua pasta e per essere molto unta, almeno quella di una volta. Ma ogni massaia e ogni fornaio ha la propria ricetta che, naturalmente, è sempre la migliore!

L’oliva di Gaeta

Tra le tante varietà di olive coltivate in Italia, quella di Gaeta è sicuramente una delle più rinomate. Morbida, scura e dal sapore intenso, l’oliva di Gaeta è un ingrediente fondamentale della nostra tavola e si sposa perfettamente con i piatti della tradizione come il baccalà, i piatti di pesce e la stessa tiella

Un’altra tipologia di oliva è la cosiddetta bianca itrana le cui caratteristiche sono la polpa soda, il sapore lievemente amaro e l’inconfondibile colore verde e oro.

Insomma, non si può tornare a casa dalle vacanze senza portare con sé un barattolo di olive in salamoia di Gaeta da far assaggiare agli amici.

Calamarelle alla votapiatto

La votapiatto è una gustosissima ricetta della tradizione gaetana e, come tale, è soggetta a severe direttive. L’ingrediente fondamentale è la calamarella, cioè un calamaro molto piccolo che in gergo gaetano è detto anche “capetroppole”. 

A questa si aggiunge la farina con la quale devono essere panate. A completare tutto è l’olio bollente dove vengono messe a friggere una vicina all’altra, come a formare una frittata. Il passo successivo è il “votapiatto”, cioè rigirare le calamarelle per farle cuocere dall’altra parte e metterle nel piatto. 

Questa pietanza, come ogni piatto della tradizione, deve sottostare a severe norme. La vera votapiatto, infatti, ha come ingredienti dei calamari molto piccoli. Anche se spesso questa ricetta è falsata, i gaetani doc sanno riconoscere l’originale.

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